Perchè i neonati vogliono stare sempre in braccio_

Il bisogno di contatto dei cuccioli d’uomo.

Perchè i neonati vogliono stare sempre in braccio?

Forse, è questa una delle domande più ricorrenti tra i neo-genitori… proviamo in maniera semplice a dare una risposta a questo quesito.

Partendo dall’inizio: i cuccioli d’uomo sono mammiferi e i mammiferi si distinguono in 3 grandi categorie:

NIDIACEI: Di questa categoria fanno parte quegli animali come roditori, cani, gatti ecc ecc. La caratteristica principale di questi mammiferi è che hanno una gravidanza breve e figli numerosi. I piccoli di questa categoria sono molto immaturi alla nascita, spesso presentano anche gli occhi chiusi e il loro aspetto è distante da quello che sarà, poi, da adulti. Il latte di queste specie è molto ricco di proteine e grassi perchè il genitore possa permettersi di allontanarsi per diverso tempo, lasciandoli nella tana.

NIDIFUGHI: Di questa categoria fanno parte gli erbivori, i cavalli, gli elefanti, le giraffe, le zebre ecc ecc. La loro gravidanza è molto lunga e non partoriscono più di due cuccioli alla volta (in genere solo 1). I cuccioli sono molto simili al loro aspetto da adulti. Nascono già pronti fisicamente per seguire l’adulto negli spostamenti e il loro latte, proprio per questo motivo, è molto magro perchè essi camminano accanto alla mamma e poppano molto frequentemente.

PORTATI: Questa categoria si divide a sua volta in altri 2 rami: i portati attivi ed i portati passivi. I portati passivi sono quegli animali i quali cuccioli vengono trasportati nel marsupio come ad esempio i canguri. I portati attivi, invece, sono quei mammiferi come i primati, i gorilla, le scimmie, i koala ecc. che si attaccano letteralmente alla mamma acchiappandosi al pelo.

                                                                                                  fascia portabebè prima aurora didymos

 

I portati hanno un tempo di gestazione medio ed, in genere, partoriscono uno, massimo due cuccioli per volta. Alcuni studiosi come B.Hassenstein, E.Kirkilionis e W.Schiefenhoevel, hanno collocato i cuccioli d’uomo proprio in quest’ultima categoria. Questi cuccioli nascono immaturi ed hanno bisogno di quell’ulteriore fase chiamata “esogestazione” per rendersi conto che effettivamente sono persone “staccate” dalla propria mamma e non più un’unica cosa. Di frequente, infatti, intorno ai 9 mesi di vita dei bambini si nota un forte bisogno di stare “sempre attaccati” alla mamma. Proprio perchè, prendendo consapevolezza della loro persona, hanno bisogno di conferme da parte della loro figura di riferimento.

Se ci pensate, i cuccioli d’uomo presentano anche il cosiddetto riflesso di moro (quel riflesso che primordialmente serviva per aggrapparsi alla mamma). Anche la posizione naturale delle gambine che adottano i neonati ci conferma questa tesi. I neonati, infatti, tendono sempre a tenere le gambine un po’ divaricate (la posizione che, appunto, serviva per essere portati sulla schiena della mamma).

Portare in braccio i nostri piccoli, quindi, è praticamente quello che la natura ha pensato per noi. Essere “posati” nel cestone, sul letto… per un neonato equivale ad una situazione di pericolo, non sa di essere comunque a casa sua, al sicuro.

Non solo questo è naturale, ma è anche un modo per fargli sentire che ci siamo e che sono al sicuro. Questo non li renderà “viziati” o “mammoni”, anzi. Avere un porto sicuro ed una persona che risponde ai loro bisogni tempestivamente, li farà crescere sicuri di sè e di questo ne gioveranno anche in età adulta. Se, invece, li lasciassimo piangere o nessuno accorresse ai loro richiami, perderebbero la fiducia nel prossimo o, ancora peggio, nelle persone che li accudiscono. E così, maturerebbero insicurezza.

Portare in braccio i propri piccoli tutto il giorno, a volte, può essere stancante per le nostre braccia e per il nostro corpo. Proprio per questo nel mondo, in diverse culture si usano da centinaia di anni diversi supporti che permettono alle madri di tenere i propri piccoli addosso quando lavorano ad esempio, e di poterli allattare ogni volta che ne hanno bisogno. In certe parti del mondo si utilizzano dei pezzi di stoffa (vedi i kanga o i pagne in Africa), in altre ancora delle pelli. Ogni cultura ha trovato il suo modo per soddisfare i bisogni dei cuccioli d’uomo.

Nella cultura occidentale questa pratica si sta diffondendo sempre di più negli ultimi anni. Esistono vari tipi di supporti e di fasce portabebè. Sempre più diffuse, ultimamente, sono anche le figure professionali che ruotano attorno al babywearing (letteralmente “indossare i bambini”) come ad esempio le consulenti certificate che di mestiere insegnano le buone pratiche e come eseguire le diverse legature consentite. In italia le consulenti più conosciute sono quelle della Scuola del Portare, quelle di Portare i Piccoli, Babywearing Italia, ClauWi (verso la quale nutriamo una simpatia particolare, perchè cura moltissimo l’analisi di ogni singola diade mamma/bambino e soprattutto la tonicità muscolare o rigidità ed eventuali problemi fisici dei bambini).

Oltre alle consulenti, poi, ci sono anche delle figure a supporto del babywearing, chiamate “Peer” (alla pari) che sono state formate a livello teorico per sostenere e diffondere questa cultura del portare.

Il babywearing arriva in nostro soccorso nella vita quotidiana, sollevandoci letteralmente dal peso di “trasportare” sempre qualcuno addosso. Arriva in soccorso di tutte quelle mamme che hanno anche altri figli più grandi ai quali badare e che, ovviamente, richiedono attenzioni. Per esempio, grazie al babywearing è possibile fare una passeggiata, spingere i figli più grandi sull’altalena, fare una gita che richiede lunghe camminate, viaggiare senza passeggini ingombranti al seguito (che soprattutto quando si viaggia da soli possono essere un intralcio non indifferente).

Ma soprattutto, il babywearing, da sostegno, aiuto e conforto anche a numerose famiglie che si ritrovano un figlio in TIN. Molti ospedali, da qualche anno, hanno adottato quella che loro chiamano “canguro terapia“, ovvero aiutare mamma e bimbo prematuro a stabilire il contatto pelle a pelle attraverso l’ausilio di una fascia (elastica in questi casi). E’ risaputo e scientificamente provato che il contatto pelle a pelle (che bisogna favorire sin dai primi istanti successivi al parto) aiuta i bambini a regolare la temperatura corporea, i battiti cardiaci e, nel caso dei prematuri in particolar modo, a farli crescere e ristabilirsi più velocemente. Non a caso, una delle legature più adatte ad un neonato si chiama proprio “kangaroo carry”, potete visualizzare il tutorial qui:

 

Ne traiamo quindi una bella conclusione: l’amore ed il contatto fanno sempre bene!

 

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